Costantino
il Grande
La civiltà
antica al bivio tra occidente e oriente
Rimini - Castel Sismondo
Ulteriori informazioni ed immagini
al sito: www.studioesseci.net
Comunicato Stampa
Il Meeting di Rimini dedica a
Costantino il Grande, con una ricca esposizione alla Rocca Malatestiana
della città, dal 13 marzo al 4 settembre, il nuovo appuntamento
con le grandi mostre di archeologia. L’attenta analisi del
comitato scientifico si è concentrata sulla figura dell’imperatore
Costantino e sulle implicazioni del momento storico di cui fu protagonista,
dando luogo ad una mostra estremamente spettacolare quanto complessa.
Oltre 250 preziose testimonianze
per dipingere un personaggio chiave della storia romana ed europea,
lasciando allo spettatore il compito di coglierne l’attualità.
Imperatore dei romani, si allontanò
dall’Urbe per fondare una città che da lui prese nome,
Costantinopoli, destinata ad essere capitale dell’impero romano
d’Oriente che sopravvisse di un millennio a quello propriamente
romano. Venerato dalla chiesa ortodossa come santo, grande condottiero
e riunificatore dell’impero, visse contraddizioni profonde,
segno di un animo forte e inquieto, fino a decidere dell’sile
uccisione della seconda moglie Fausta e del figlio di primo letto
Crispo, accusati di combutta amorosa. Il suo lungo cammino verso
la conversione al cristianesimo trovò compimento solo in
punto di morte, quando ricevette il battesimo.
Con l’Editto di Milano
del 313 pose fine alle persecuzioni contro i cristiani, dopo aver
assegnato alla misteriosa divinità apparsagli in visione
– “In hoc signo victor eris” o il monogramma costantiniano,
secondo quanto riportato dalle fonti - la fondamentale vittoria
a Ponte Milvio contro l’avversario Massenzio, nel 312.
A Roma si conservano ancora parti
dei suoi due colossali simulacri, l’uno in marmo e l’altro
in bronzo, e l’arco di trionfo, il più grande del mondo
antico. Dopo la conversione, commissionò la costruzione delle
chiese di San Giovanni in Laterano, San Pietro e S. Croce in Gerusalemme,
erette nella capitale, in concomitanza con le Basiliche del Santo
Sepolcro a Gerusalemme e della Natività a Betlemme.
Ma una città “pagana”
non poteva più essere sede della corte. Così, come
già manifestato nel suo primo ingresso trionfale in Roma
dopo la vittoria contro Massenzio - quando Costantino, primo tra
gli imperatori, rifiutò clamorosamente di salire in Campidoglio
per rendere omaggio a Giove Ottimo Massimo, somma divinità
dell’olimpo romano – eresse altrove, sul Bosforo, una
nuova capitale, sede privilegiata della corte pur itinerante tra
le nuove città sorte lungo il confine orientale dell’impero.
Costantinopoli, la “nuova Roma”, venne ufficialmente
inaugurata nel 330.
Capostipite di una dinastia di
imperatori, i Costantinidi appunto, vide la sua eredità corrosa
dall’ultimo dei suoi nipoti, Giuliano, rinnegatore del cristianesimo
in cui era stato educato e perciò passato alla storia come
l’Apostata.
Colui che si autoimpose il titolo
di “Isapostolo” - ovvero di pari agli Apostoli - e che
tra i loro memoriali volle essere sepolto nella basilica eretta
nei pressi dello stupefacente palazzo imperiale, non depose il titolo
politico di Pontefice Massimo, proprio degli imperatori custodi
del pantheon pagano della romanità, ma conservò saldamente
nel proprio pugno le prerogative di tale carica, in vista della
solidità politica del suo impero, finalmente riunito dopo
lunghi frazionamenti.
Convocando il Concilio di Nicea
nel 329, contribuì a ricomporre una unità, allora
corrosa da pericolose eresie tra le quali l’Arianesimo, destinata
però a non sopravvivergli.
Nel suo nome, quattro secolo
dopo la sua morte, prese forma il presunto “Costitutum Costantini”,
su cui si poggiò la complessa questione del potere temporale
dei Papi.
Condottiero geniale, uomo di
stato (a lui si deve l’istituzione di una moneta “solida”,
il soldo, appunto), organizzò l’impero d’oriente
e d’occidente in province, creando un tessuto amministrativo
destinato a configurare l’Europa dei secoli successivi, tanto
che è lecito affermare che l’odierna Europa Unita ricalchi,
in modo non ancora completo, i confini del suo impero.
A pieno titolo “Grande”
e geniale dentro la sfaccettata complessità della sua statura
di uomo e di imperatore, Costantino impresse il suo marchio sulla
storia, anzi sulle storie, comprese quelle della politica tout-court,
quelle delle religioni, dell’economia e, con fondamentali
novità, anche quelle dell’arte e dell’architettura.
Di tutto questo darà conto
la straordinaria esposizione riminese riunendo più di 250
testimonianze di rilievo assoluto, concesse da musei di tutta Europa.
Non a caso, ad essere eccezionale è anche la durata di questa
mostra: quasi sei mesi, un periodo assolutamente inconsueto per
prestiti di questo livello, una eccezione alla regola sottoscritta
in riconoscimento del livello unico di questa impresa espositiva.
Per informazioni: Meeting
per l’Amicizia fra i Popoli, tel. 0541.783100
Studio Esseci
049/66.34.99
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