Alle origini dell’Europa contemporanea.
Così si può sintetizzare il percorso storico e culturale
che il Meeting dedica all’imperatore Costantino il Grande,
al suo impero e al suo tempo, attraverso una grande mostra archeologica,
ricchissima di collaborazioni e prestiti. Un personaggio e un’epoca
– il III e IV secolo della nostra era - di grande importanza:
Costantino ha infatti impresso una svolta decisiva al mondo antico,
rivoluzionandone la politica, l’economia, la religione e la
cultura.
Personalità complessa e poliedrica, Costantino
(Naissus, ca. 280/285 - Nicomedia, 337), figlio di Costanzo Cloro
e di Elena, è autore del celebre editto di Milano, nel 313:
primo passo per il pieno riconoscimento del cristianesimo, la cui
diffusione fu da lui ampiamente favorita, non senza ingerenze da
parte imperiale anche nel campo dottrinario ed ecclesiastico.
A lui si deve l’inaudita decisione di abbandonare
Roma, Caput Mundi, e la fondazione sul Bosforo, nei pressi della
greca Bisanzio, della nuova capitale dell’impero: Costantinopoli,
inaugurata nel 331, la “Nuova Roma” cristiana, contrapposta
all’Antica Madre governata, invece, da una classe senatoriale
per lo più pagana.
La scelta di Costantinopoli non fu casuale: di lì, lungo
tutto l’asse orientale dell’impero solcato per gran
parte dal corso del Danubio, si poteva controllare al meglio la
minaccia barbara ed intessere trame e rapporti per rinsaldare il
controllo di vasti territori, in cui acquisirono importanza in quei
giorni numerose città, sedi di una corte spesso itinerante.
L’assetto geografico dell’impero può
ben paragonarsi a quello dell’Europa così come si va
configurando ai nostri giorni: una vasta realtà, allora culturalmente
caratterizzata da una simbiosi ellenistico-romana e giudaico-cristiana,
interessata per volere di Costantino da una profonda riforma economica
- cui appartiene l’introduzione di una nuova moneta unica,
il solidus, o soldo, antesignano dell’Euro - e militare, tanto
da permettere all’impero di superare la grave crisi che lo
aveva attraversato nel III secolo.
Il percorso espositivo ha inizio con un inquadramento
storico e geografico che delinea la Tetrarchia, il “governo
dei quattro”, istituita da Diocleziano nel 293, contesto politico
da cui emerge Costantino, per poi presentare, in una sezione appositamente
dedicata, i protagonisti dell’epoca: l’imperatore, i
suoi familiari e successori, fino a Giuliano l’Apostata (361-363),
ultimo dei Costantinidi.
Un’ampia sezione è dedicata alla svolta politica e
religiosa seguita alla celebre battaglia di Ponte Milvio, nel 312,
con la quale Costantino sconfisse Massenzio e conquistò Roma.
La famosa visione che precedette lo scontro è riassunta nell’iconografia
imperiale del cristogramma - simbolo ottenuto con la sovrapposizione
delle lettere greche Chi (X) e Rho (P) – iniziale del nome
di Cristo, che ebbe subito grande diffusione e fortuna per il suo
fortissimo significato.
Alla “svolta” costantiniana si devono
novità che interessano anche l’architettura, sia da
un punto di vista stilistico che da quello tipologico. Nasce infatti
in questi anni la basilica cristiana a più navate, destinata
a una eccezionale fortuna nei secoli successivi, e vengono sperimentati
edifici a pianta centrale di grande complessità e genialità,
come è documentato da un gran numero di imponenti edifici
sorti per volontà imperiale a Roma, Costantinopoli, Treviri
e in Terra Santa.
Un’ulteriore sezione è dedicata alla
vita della corte e ai nuovi cerimoniali che si instaurano a partire
proprio da Costantino, con il suo rifiuto di salire in Campidoglio
a rendere omaggio a Giove Ottimo Massimo, padre e custode di Roma,
subito dopo la vittoria a Ponte Milvio. Cerimoniali a forte carattere
simbolico - legati spesso a luoghi significativi per il popolo romano,
quali il circo, il foro e luoghi di culto -, destinati a sempre
maggiore complessità.
La novità di quest’epoca si coglie
perfettamente anche nell’arte figurativa: nei ritratti imperiali
e privati, che recuperano un equilibrio classico e appaiono così
diversi da quelli di età tetrarchica della generazione precedente;
nella statuaria celebrativa realizzata in porfido, la pietra imperiale
per eccellenza; nella produzione di rilievi, con la definizione
di una iconografia propriamente cristiana; in pittura, come si apprezza
dai rarissimi episodi superstiti, esposti in mostra, e in mosaico;
nelle arti suntuarie, ricche di straordinari capolavori.
Oltre 250 capolavori d’arte – tra cui
statue imperiali in porfido, ritratti colossali, tesori di oreficeria
e argenteria, preziosissime gemme, affreschi, mosaici, vetri, cristalli
e avori, armi – provenienti dai più importanti musei
europei arricchiscono il percorso di una mostra-evento, davvero
da non perdere.
|